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  <title>Quotidiana</title>
  <link>https://quotidianapoesie.it/</link>
  <description>Una poesia in pubblico dominio ogni giorno, con una nota di lettura.</description>
  <language>it-IT</language>
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    <title>Un ragno paziente e silenzioso — Walt Whitman</title>
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    <pubDate>Tue, 08 Sep 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Un ragno paziente e silenzioso,<br>notai dove su un piccolo promontorio se ne stava isolato,<br>notai come, per esplorare il vuoto vasto tutt&#x27;intorno,<br>lanciasse fuori filamento, filamento, filamento, da sé stesso,<br>srotolandoli sempre, sempre spingendoli avanti senza stancarsi.</p><p class="verse">E tu, o anima mia, là dove stai,<br>circondata, distaccata, in oceani smisurati di spazio,<br>senza sosta meditando, avventurandoti, gettando, cercando le sfere da congiungere,<br>finché il ponte che ti serve sia formato, finché la duttile àncora faccia presa,<br>finché il filo di ragnatela che lanci si afferri da qualche parte, o anima mia.</p><p><em>Due strofe simmetriche: cinque versi per il ragno, cinque per l&#x27;anima, e nessuna spiegazione del passaggio. Entrambi tirano fuori da sé stessi l&#x27;unico materiale che hanno, sperando che si attacchi a qualcosa.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>Chi è questa che vèn — Guido Cavalcanti</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-09-07</link>
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    <pubDate>Mon, 07 Sep 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Chi è questa che vèn, ch&#x27;ogn&#x27;om la mira,<br>che fa tremar di chiaritate l&#x27;âre<br>e mena seco Amor, sì che parlare<br>null&#x27;omo pote, ma ciascun sospira?</p><p class="verse">O Deo, che sembra quando li occhi gira!<br>dical Amor, ch&#x27;i&#x27; nol savria contare:<br>cotanto d&#x27;umiltà donna mi pare,<br>ch&#x27;ogn&#x27;altra ver&#x27; di lei i&#x27; la chiam&#x27;ira.</p><p class="verse">Non si poria contar la sua piagenza,<br>ch&#x27;a le&#x27; s&#x27;inchin&#x27; ogni gentil vertute,<br>e la beltate per sua dea la mostra.</p><p class="verse">Non fu sì alta già la mente nostra<br>e non si pose &#x27;n noi tanta salute,<br>che propiamente n&#x27;aviàn canoscenza.</p><p><em>Il sonetto che Dante aveva davanti quando scrisse il suo. Cavalcanti però si ferma prima: dichiara che la mente umana non è attrezzata per capire ciò che ha visto. Dove Dante afferma, lui confessa un limite.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>Ricordami — Christina Rossetti</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-09-06</link>
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    <pubDate>Sun, 06 Sep 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Ricordami quando sarò andata via,<br>andata lontano nella terra silenziosa;<br>quando non potrai più tenermi per mano,<br>né io voltarmi a metà per andare e poi restare.<br>Ricordami quando non più, giorno dopo giorno,<br>mi racconterai del futuro che avevi progettato:<br>soltanto ricordami; lo capisci anche tu,<br>sarà tardi allora per consigli o preghiere.<br>Eppure, se dovessi dimenticarmi per un poco<br>e poi ricordare, non affliggerti:<br>perché se il buio e la corruzione lasciano<br>una traccia dei pensieri che ebbi un tempo,<br>è molto meglio che tu dimentichi e sorrida<br>piuttosto che tu ricordi e sia triste.</p><p><em>Otto versi chiedono di essere ricordati; i sei successivi ritirano la richiesta. La svolta è al nono verso, dove la parola «yet» rovescia tutto: preferisco essere dimenticata che essere causa della tua tristezza.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>Quando sarai vecchia — William Butler Yeats</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-09-05</link>
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    <pubDate>Sat, 05 Sep 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Quando sarai vecchia e grigia e piena di sonno,<br>e sonnecchierai accanto al fuoco, prendi questo libro,<br>e leggi lentamente, e sogna lo sguardo dolce<br>che i tuoi occhi ebbero un tempo, e le loro ombre profonde;</p><p class="verse">quanti amarono i tuoi momenti di lieta grazia,<br>e amarono la tua bellezza d&#x27;amore falso o vero,<br>ma un uomo solo amò in te l&#x27;anima pellegrina,<br>e amò i dolori del tuo volto che cambiava;</p><p class="verse">e chinandoti accanto alla grata ardente,<br>mormora, con un poco di tristezza, come Amore fuggì<br>e salì a passeggiare sulle montagne lassù<br>e nascose il viso in mezzo a una folla di stelle.</p><p><em>Yeats aveva ventotto anni e scriveva a una donna che l&#x27;aveva rifiutato, immaginandola vecchia mentre rilegge proprio questa pagina. Sotto la dolcezza c&#x27;è un ricatto sentimentale perfettamente congegnato: un giorno ti pentirai.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>Non ha l&#x27;ottimo artista alcun concetto — Michelangelo Buonarroti</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-09-04</link>
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    <pubDate>Fri, 04 Sep 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Non ha l&#x27;ottimo artista alcun concetto<br>c&#x27;un marmo solo in sé non circonscriva<br>col suo superchio, e solo a quello arriva<br>la man che ubbidisce all&#x27;intelletto.</p><p class="verse">Il mal ch&#x27;io fuggo, e &#x27;l ben ch&#x27;io mi prometto,<br>in te, donna leggiadra, altera e diva,<br>tal si nasconde; e perch&#x27;io più non viva,<br>contraria ho l&#x27;arte al disïato effetto.</p><p class="verse">Amor dunque non ha, né tua beltate<br>o durezza o fortuna o gran disdegno<br>del mio mal colpa, o mio destino o sorte;</p><p class="verse">se dentro del tuo cor morte e pietate<br>porti in un tempo, e che &#x27;l mio basso ingegno<br>non sappia, ardendo, trarne altro che morte.</p><p><em>La più celebre definizione di scultura mai scritta — la statua è già dentro il blocco, l&#x27;artista toglie il superfluo — è in realtà l&#x27;esordio di una poesia d&#x27;amore. E la conclusione è un&#x27;autoaccusa: se dalla persona amata ricavo solo dolore, la colpa è del mio scalpello.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>I pastori — Gabriele D&#x27;Annunzio</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-09-03</link>
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    <pubDate>Thu, 03 Sep 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Settembre, andiamo. È tempo di migrare.<br>Ora in terra d&#x27;Abruzzi i miei pastori<br>lascian gli stazzi e vanno verso il mare:<br>scendono all&#x27;Adriatico selvaggio<br>che verde è come i pascoli dei monti.</p><p class="verse">Han bevuto profondamente ai fonti<br>alpestri, che sapor d&#x27;acqua natia<br>rimanga né cuori esuli a conforto,<br>che lungo illuda la lor sete in via.<br>Rinnovato hanno verga d&#x27;avellano.</p><p class="verse">E vanno pel tratturo antico al piano,<br>quasi per un erbal fiume silente,<br>su le vestigia degli antichi padri.<br>O voce di colui che primamente<br>conosce il tremolar della marina!</p><p class="verse">Ora lungh&#x27;esso il litoral cammina<br>la greggia. Senza mutamento è l&#x27;aria.<br>Il sole imbionda sì la viva lana<br>che quasi dalla sabbia non divaria.<br>Isciacquìo, calpestìo, dolci romori.</p><p class="verse">Ah perché non son io co&#x27; miei pastori?</p><p><em>Venti versi di transumanza descritta da lontano, con un verso rubato a Dante nel mezzo. Poi la chiusa svela la posizione di chi parla: non è là, e non ci sarà. La nostalgia è precisa proprio perché è di seconda mano.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>S&#x27;i&#x27; fosse foco — Cecco Angiolieri</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-09-02</link>
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    <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">S&#x27;i&#x27; fosse foco, arderei &#x27;l mondo;<br>s&#x27;i&#x27; fosse vento, lo tempesterei;<br>s&#x27;i&#x27; fosse acqua, i&#x27; l&#x27;annegherei;<br>s&#x27;i&#x27; fosse Dio, mandereil&#x27; en profondo;</p><p class="verse">s&#x27;i&#x27; fosse papa, sarei allor giocondo,<br>ché tutti i cristiani imbrigherei;<br>s&#x27;i&#x27; fosse &#x27;mperator, sa&#x27; che farei?<br>a tutti mozzarei lo capo a tondo.</p><p class="verse">S&#x27;i&#x27; fosse morte, andarei da mio padre;<br>s&#x27;i&#x27; fosse vita, fuggirei da lui:<br>similemente farìa da mi&#x27; madre.</p><p class="verse">S&#x27;i&#x27; fosse Cecco, com&#x27;i&#x27; sono e fui,<br>torrei le donne giovani e leggiadre:<br>e vecchie e laide lasserei altrui.</p><p><em>Tredici versi di distruzione universale, poi la battuta finale: essendo soltanto sé stesso, si accontenta. Contemporaneo di Dante, Cecco dimostra che il Duecento italiano sapeva anche essere volgare, feroce e comico.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>Alla luna — Giacomo Leopardi</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-09-01</link>
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    <pubDate>Tue, 01 Sep 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">O graziosa luna, io mi rammento<br>che, or volge l&#x27;anno, sovra questo colle<br>io venia pien d&#x27;angoscia a rimirarti:<br>e tu pendevi allor su quella selva<br>siccome or fai, che tutta la rischiari.<br>Ma nebuloso e tremulo dal pianto<br>che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci<br>il tuo volto apparia, che travagliosa<br>era mia vita: ed è, né cangia stile,<br>o mia diletta luna. E pur mi giova<br>la ricordanza, e il noverar l&#x27;etate<br>del mio dolore. Oh come grato occorre<br>nel tempo giovanil, quando ancor lungo<br>la speme e breve ha la memoria il corso,<br>il rimembrar delle passate cose,<br>ancor che triste, e che l&#x27;affanno duri!</p><p><em>Il dolore non è passato: è identico a un anno fa. Eppure ricordarlo consola. Leopardi individua qui una cosa precisa e poco confortante — a rendere dolce la memoria non è il contenuto, è il fatto stesso di avere un passato.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>Metà della vita — Friedrich Hölderlin</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-31</link>
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    <pubDate>Mon, 31 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Con gialle pere pende<br>e piena di rose selvatiche<br>la terra dentro il lago,<br>voi cigni pieni di grazia,<br>e ubriachi di baci<br>immergete il capo<br>nell&#x27;acqua sacra e sobria.</p><p class="verse">Ahimè, dove prenderò, quando<br>sarà inverno, i fiori, e dove<br>il sole<br>e le ombre della terra?<br>I muri stanno<br>muti e freddi, nel vento<br>stridono le banderuole.</p><p><em>Due strofe, due metà: sopra l&#x27;estate piena e i cigni, sotto il gelo e i muri. In mezzo non c&#x27;è transizione, solo un «ahimè». Hölderlin sarebbe passato i successivi trentasei anni in una torre, in stato di follia.</em></p>]]></description>
  </item>
  <item>
    <title>Voi ch&#x27;ascoltate in rime sparse il suono — Francesco Petrarca</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-30</link>
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    <pubDate>Sun, 30 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Voi ch&#x27;ascoltate in rime sparse il suono<br>di quei sospiri ond&#x27;io nudriva &#x27;l core<br>in sul mio primo giovenile errore<br>quand&#x27;era in parte altr&#x27;uom da quel ch&#x27;i&#x27; sono,</p><p class="verse">del vario stile in ch&#x27;io piango et ragiono<br>fra le vane speranze e &#x27;l van dolore,<br>ove sia chi per prova intenda amore,<br>spero trovar pietà, nonché perdono.</p><p class="verse">Ma ben veggio or sì come al popol tutto<br>favola fui gran tempo, onde sovente<br>di me medesmo meco mi vergogno;</p><p class="verse">et del mio vaneggiar vergogna è &#x27;l frutto,<br>e &#x27;l pentersi, e &#x27;l conoscer chiaramente<br>che quanto piace al mondo è breve sogno.</p><p><em>Il sonetto che apre il Canzoniere è stato scritto per ultimo: è una prefazione travestita da poesia. Petrarca chiede pietà ai lettori per un libro che sta per farli innamorare, e li avverte che chi lo ha scritto se ne vergogna.</em></p>]]></description>
  </item>
  <item>
    <title>Rana magra — Kobayashi Issa</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-29</link>
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    <pubDate>Sat, 29 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Rana magra,<br>non darti per vinta:<br>Issa è qui con te.</p><p><em>Issa fa il tifo per la rana più gracile in una lotta fra rane. Perse quattro figli e la moglie: la tenerezza per le creature piccole e destinate a perdere non è, nel suo caso, un vezzo letterario.</em></p>]]></description>
  </item>
  <item>
    <title>Il tuono — Giovanni Pascoli</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-28</link>
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    <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">E nella notte nera come il nulla,<br>a un tratto, col fragor d&#x27;arduo dirupo<br>che frana, il tuono rimbombò di schianto:<br>rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,<br>e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,<br>e poi vanì. Soave allora un canto<br>s&#x27;udì di madre, e il moto di una culla.</p><p><em>Il rumore si consuma in quattro verbi che si inseguono per assonanza, poi si spegne. E dentro il silenzio che resta, l&#x27;ultimo verso mette la sola cosa che la poesia stava davvero proteggendo.</em></p>]]></description>
  </item>
  <item>
    <title>L&#x27;albatro — Charles Baudelaire</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-27</link>
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    <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Spesso, per divertirsi, gli uomini d&#x27;equipaggio<br>catturano degli albatri, vasti uccelli dei mari,<br>che seguono, indolenti compagni di viaggio,<br>la nave che scivola sugli abissi amari.</p><p class="verse">Appena li hanno deposti sulle assi,<br>questi re dell&#x27;azzurro, maldestri e vergognosi,<br>lasciano pietosamente le grandi ali bianche<br>strascicare come remi ai loro fianchi.</p><p class="verse">Questo viaggiatore alato, com&#x27;è goffo e fiacco!<br>Lui, poco fa così bello, com&#x27;è comico e brutto!<br>Uno gli stuzzica il becco con la pipa,<br>un altro imita, zoppicando, lo storpio che volava!</p><p class="verse">Il Poeta somiglia al principe delle nubi<br>che frequenta la tempesta e ride dell&#x27;arciere;<br>esiliato sul suolo in mezzo agli schiamazzi,<br>le sue ali di gigante gli impediscono di camminare.</p><p><em>Per tre strofe è la scena crudele di marinai che tormentano un uccello. Nell&#x27;ultima, l&#x27;uccello diventa il poeta: ciò che lo rende sovrano in cielo lo rende ridicolo a terra. Il talento come handicap sociale — un&#x27;idea che Baudelaire aveva verificato di persona.</em></p>]]></description>
  </item>
  <item>
    <title>Desolazione del povero poeta sentimentale — Sergio Corazzini</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-26</link>
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    <pubDate>Wed, 26 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Perché tu mi dici: poeta?<br>Io non sono un poeta.<br>Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.<br>Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.<br>Perché tu mi dici: poeta?</p><p><em>Corazzini morì di tubercolosi a ventun anni. Con questi cinque versi la poesia italiana rinuncia ufficialmente al ruolo di vate: non un profeta, non un maestro — un bambino che piange e non sa fare altro.</em></p>]]></description>
  </item>
  <item>
    <title>Vecchio stagno — Matsuo Bashō</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-25</link>
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    <pubDate>Tue, 25 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Vecchio stagno —<br>una rana ci si tuffa:<br>suono dell&#x27;acqua.</p><p><em>L&#x27;haiku più famoso del mondo dice soltanto: c&#x27;era silenzio, poi un rumore, poi di nuovo silenzio. La poesia non è nella rana né nello stagno: è nell&#x27;istante in cui la quiete viene interrotta e subito si richiude.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>A se stesso — Giacomo Leopardi</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-24</link>
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    <pubDate>Mon, 24 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Or poserai per sempre,<br>stanco mio cor. Perì l&#x27;inganno estremo,<br>ch&#x27;eterno io mi credei. Perì. Ben sento,<br>in noi di cari inganni,<br>non che la speme, il desiderio è spento.<br>Posa per sempre. Assai<br>palpitasti. Non val cosa nessuna<br>i moti tuoi, né di sospiri è degna<br>la terra. Amaro e noia<br>la vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.<br>T&#x27;acqueta omai. Dispera<br>l&#x27;ultima volta. Al gener nostro il fato<br>non donò che il morire. Omai disprezza<br>te, la natura, il brutto<br>poter che, ascoso, a comun danno impera,<br>e l&#x27;infinita vanità del tutto.</p><p><em>Sedici versi scritti dopo la fine di un amore, e il punto più estremo del pensiero leopardiano. Da leggere come un documento sul dolore, non come una tesi: il fatto stesso che la disperazione trovi una forma così esatta è una forma di resistenza.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>Pianto antico — Giosuè Carducci</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-23</link>
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    <pubDate>Sun, 23 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">L&#x27;albero a cui tendevi<br>la pargoletta mano,<br>il verde melograno<br>da&#x27; bei vermigli fior,</p><p class="verse">nel muto orto solingo<br>rinverdì tutto or ora,<br>e giugno lo ristora<br>di luce e di calor.</p><p class="verse">Tu fior de la mia pianta<br>percossa e inaridita,<br>tu de l&#x27;inutil vita<br>estremo unico fior,</p><p class="verse">sei ne la terra fredda,<br>sei ne la terra negra;<br>né il sol più ti rallegra<br>né ti risveglia amor.</p><p><em>Scritta per il figlio Dante, morto a tre anni. Tutta la poesia è costruita su un solo confronto: l&#x27;albero rinverdisce ogni giugno, il bambino no. Carducci, che era un uomo di grandi apparati retorici, qui non alza mai la voce.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>L&#x27;assiuolo — Giovanni Pascoli</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-22</link>
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    <pubDate>Sat, 22 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Dov&#x27;era la luna? ché il cielo<br>notava in un&#x27;alba di perla,<br>ed ergersi il mandorlo e il melo<br>parevano a meglio vederla.<br>Venivano soffi di lampi<br>da un nero di nubi laggiù;<br>veniva una voce dai campi:<br>chiù...</p><p class="verse">Le stelle lucevano rare<br>tra mezzo alla nebbia di latte:<br>sentivo il cullare del mare,<br>sentivo un fru fru tra le fratte;<br>sentivo nel cuore un sussulto,<br>com&#x27;eco d&#x27;un grido che fu.<br>Sonava lontano il singulto:<br>chiù...</p><p class="verse">Su tutte le lucide vette<br>tremava un sospiro di vento:<br>squassavano le cavallette<br>finissimi sistri d&#x27;argento<br>(tintinni a invisibili porte<br>che forse non s&#x27;aprono più?...);<br>e c&#x27;era quel pianto di morte...<br>chiù...</p><p><em>Il verso dell&#x27;uccello non viene tradotto in parole: resta suono puro, «chiù», ripetuto tre volte come una porta che non si apre. È la scoperta tecnica più radicale di Pascoli — il significato affidato al rumore.</em></p>]]></description>
  </item>
  <item>
    <title>Novembre — Giovanni Pascoli</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-21</link>
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    <pubDate>Fri, 21 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Gemmea l&#x27;aria, il sole così chiaro<br>che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,<br>e del prunalbo l&#x27;odorino amaro<br>senti nel cuore...</p><p class="verse">Ma secco è il pruno, e le stecchite piante<br>di nere trame segnano il sereno,<br>e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante<br>sembra il terreno.</p><p class="verse">Silenzio, intorno: solo, alle ventate,<br>odi lontano, da giardini ed orti,<br>di foglie un cader fragile. È l&#x27;estate,<br>fredda, dei morti.</p><p><em>La luce di novembre promette primavera e non la mantiene. Il terreno suona cavo perché sotto è vuoto — o perché sotto ci sono i morti: Pascoli lascia la scelta al lettore e non la chiarisce mai.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>Alla sera — Ugo Foscolo</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-20</link>
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    <pubDate>Thu, 20 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Forse perché della fatal quïete<br>tu sei l&#x27;imago a me sì cara vieni<br>o sera! E quando ti corteggian liete<br>le nubi estive e i zeffiri sereni,</p><p class="verse">e quando dal nevoso aere inquïete<br>tenebre e lunghe all&#x27;universo meni<br>sempre scendi invocata, e le secrete<br>vie del mio cor soavemente tieni.</p><p class="verse">Vagar mi fai co&#x27; miei pensier su l&#x27;orme<br>che vanno al nulla eterno; e intanto fugge<br>questo reo tempo, e van con lui le torme</p><p class="verse">delle cure onde meco egli si strugge;<br>e mentre io guardo la tua pace, dorme<br>quello spirto guerrier ch&#x27;entro mi rugge.</p><p><em>La sera piace a Foscolo perché somiglia alla morte: è una prova generale del nulla. Ma l&#x27;ultima parola non è pace — è il verbo «rugge», che rimette in piedi tutto ciò che i tredici versi precedenti avevano addormentato.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>Viandante, non c&#x27;è strada — Antonio Machado</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-19</link>
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    <pubDate>Wed, 19 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Viandante, sono le tue orme<br>la strada, e nulla più;<br>viandante, non c&#x27;è strada,<br>la strada si fa andando.<br>Andando si fa la strada,<br>e voltando lo sguardo indietro<br>si vede il sentiero che mai<br>si tornerà a calpestare.<br>Viandante, non c&#x27;è strada,<br>soltanto scie sul mare.</p><p><em>Di solito viene citato come incoraggiamento. Ma l&#x27;ultimo verso corregge il tono: le orme che credevamo fossero una strada sono scie sull&#x27;acqua, e si chiudono dietro di noi. Machado morì esule, a piedi, passando i Pirenei.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>Su un ramo secco — Matsuo Bashō</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-18</link>
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    <pubDate>Tue, 18 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Su un ramo secco<br>si è posato un corvo —<br>sera d&#x27;autunno.</p><p><em>Tre immagini messe una accanto all&#x27;altra senza spiegazione: il ramo, l&#x27;uccello, la stagione. Il nero su nero, e l&#x27;anno che finisce. Bashō non dice mai che è triste.</em></p>]]></description>
  </item>
  <item>
    <title>Un abete sta solitario — Heinrich Heine</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-17</link>
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    <pubDate>Mon, 17 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Un abete sta solitario<br>al nord, su una nuda altura.<br>Ha sonno; d&#x27;una coltre bianca<br>lo avvolgono il ghiaccio e la neve.</p><p class="verse">Sogna di una palma<br>che, lontana in Oriente,<br>sola e silenziosa si affligge<br>su una parete di roccia rovente.</p><p><em>Due alberi che non si incontreranno mai, uno nel gelo e uno nel fuoco, soli allo stesso modo. In tedesco l&#x27;abete è maschile e la palma femminile: la poesia d&#x27;amore più immobile che sia stata scritta.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>San Martino — Giosuè Carducci</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-16</link>
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    <pubDate>Sun, 16 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">La nebbia a gl&#x27;irti colli<br>piovigginando sale,<br>e sotto il maestrale<br>urla e biancheggia il mar;</p><p class="verse">ma per le vie del borgo<br>dal ribollir de&#x27; tini<br>va l&#x27;aspro odor de i vini<br>l&#x27;anime a rallegrar.</p><p class="verse">Gira su&#x27; ceppi accesi<br>lo spiedo scoppiettando:<br>sta il cacciator fischiando<br>su l&#x27;uscio a rimirar</p><p class="verse">tra le rossastre nubi<br>stormi d&#x27;uccelli neri,<br>com&#x27;esuli pensieri,<br>nel vespero migrar.</p><p><em>Si impara a scuola come una cartolina d&#x27;autunno, ma il movimento è tutto verso l&#x27;esterno: dal mare al borgo, dal fuoco alla soglia, dalla soglia al cielo. E finisce con dei pensieri che se ne vanno.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>Campo di colza — Yosa Buson</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-15</link>
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    <pubDate>Sat, 15 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Campo di colza —<br>la luna a oriente,<br>il sole a occidente.</p><p><em>Buson era pittore, e si vede: il giallo del campo in basso, due dischi agli estremi opposti del cielo. È l&#x27;unico momento della giornata in cui questa composizione esiste, e dura pochi minuti.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>Ozymandias — Percy Bysshe Shelley</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-14</link>
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    <pubDate>Fri, 14 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Incontrai un viaggiatore venuto da una terra antica<br>che disse: due gambe di pietra, vaste e senza tronco,<br>stanno nel deserto. Vicino a loro, sulla sabbia,<br>mezzo affondato giace un volto in frantumi, la cui fronte aggrottata<br>e il labbro increspato e il ghigno di fredda autorità<br>dicono che il suo scultore lesse bene quelle passioni,<br>che ancora sopravvivono, impresse su queste cose senza vita,<br>alla mano che le imitò e al cuore che le nutrì.<br>E sul piedistallo compaiono queste parole:<br>«Il mio nome è Ozymandias, re dei re:<br>guardate le mie opere, o Potenti, e disperate!»<br>Nient&#x27;altro rimane. Attorno alla rovina<br>di quel relitto colossale, sconfinate e nude<br>le sabbie solitarie e piatte si stendono lontano.</p><p><em>L&#x27;iscrizione minaccia i posteri di disperarsi davanti a tanta grandezza; i posteri si disperano, ma per il motivo opposto. Shelley non commenta: mette semplicemente la frase e poi la sabbia, e lascia che sia la sabbia a rispondere.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>La tigre — William Blake</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-13</link>
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    <pubDate>Thu, 13 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Tigre! Tigre! che ardi luminosa<br>nelle foreste della notte,<br>quale mano o occhio immortale<br>poté foggiare la tua terribile simmetria?</p><p class="verse">In quali abissi o cieli lontani<br>arse il fuoco dei tuoi occhi?<br>Su quali ali osò slanciarsi?<br>Quale mano osò afferrare quel fuoco?</p><p class="verse">E quale spalla, e quale arte<br>poté torcere i tendini del tuo cuore?<br>E quando il tuo cuore prese a battere,<br>quale mano tremenda? quali piedi tremendi?</p><p class="verse">Quale il martello? quale la catena?<br>in quale fornace stette il tuo cervello?<br>Quale l&#x27;incudine? quale stretta tremenda<br>osò serrarne i terrori mortali?</p><p class="verse">Quando le stelle gettarono le loro lance<br>e bagnarono il cielo con le loro lacrime,<br>sorrise egli vedendo l&#x27;opera sua?<br>Chi fece l&#x27;Agnello fece anche te?</p><p class="verse">Tigre! Tigre! che ardi luminosa<br>nelle foreste della notte,<br>quale mano o occhio immortale<br>osa foggiare la tua terribile simmetria?</p><p><em>Una poesia fatta solo di domande, nessuna delle quali riceve risposta. La più pesante è la penultima: se lo stesso creatore ha fatto l&#x27;agnello e la tigre, che tipo di creatore è. Nella ripresa finale «poté» diventa «osa».</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>Autopsicografia — Fernando Pessoa</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-12</link>
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    <pubDate>Wed, 12 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Il poeta è un fingitore.<br>Finge così completamente<br>che arriva a fingere che sia dolore<br>il dolore che davvero sente.</p><p class="verse">E quelli che leggono ciò che scrive,<br>nel dolore letto sentono per bene<br>non i due dolori che lui ha avuto,<br>ma solo quello che a loro manca.</p><p class="verse">E così sulle rotaie del suo giro<br>gira, per intrattenere la ragione,<br>quel trenino a molla<br>che si chiama cuore.</p><p><em>Dodici versi che smontano l&#x27;idea di sincerità in poesia: il dolore vero, per diventare leggibile, va recitato. Alla fine il cuore non è un organo ma un giocattolo a molla che gira in tondo per tenere occupata la testa.</em></p>]]></description>
  </item>
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    <title>Solo et pensoso — Francesco Petrarca</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-11</link>
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    <pubDate>Tue, 11 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Solo et pensoso i più deserti campi<br>vo mesurando a passi tardi et lenti,<br>et gli occhi porto per fuggire intenti<br>ove vestigio human l&#x27;arena stampi.</p><p class="verse">Altro schermo non trovo che mi scampi<br>dal manifesto accorger de le genti,<br>perché negli atti d&#x27;alegrezza spenti<br>di fuor si legge com&#x27;io dentro avampi:</p><p class="verse">sì ch&#x27;io mi credo omai che monti et piagge<br>et fiumi et selve sappian di che tempre<br>sia la mia vita, ch&#x27;è celata altrui.</p><p class="verse">Ma pur sì aspre vie né sì selvagge<br>cercar non so ch&#x27;Amor non venga sempre<br>ragionando con meco, et io co·llui.</p><p><em>Il primo verso è entrato nella lingua italiana come formula della solitudine. Ma il sonetto racconta un fallimento: si va nel deserto per non essere letti in faccia, e si scopre che la compagnia da cui si fugge viaggia insieme a noi.</em></p>]]></description>
  </item>
  <item>
    <title>A Zacinto — Ugo Foscolo</title>
    <link>https://quotidianapoesie.it/?g=2026-08-10</link>
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    <pubDate>Mon, 10 Aug 2026 04:00:00 -0000</pubDate>
    <description><![CDATA[<p class="verse">Né più mai toccherò le sacre sponde<br>ove il mio corpo fanciulletto giacque,<br>Zacinto mia, che te specchi nell&#x27;onde<br>del greco mar da cui vergine nacque</p><p class="verse">Venere, e fea quelle isole feconde<br>col suo primo sorriso, onde non tacque<br>le tue limpide nubi e le tue fronde<br>l&#x27;inclito verso di colui che l&#x27;acque</p><p class="verse">cantò fatali, ed il diverso esiglio<br>per cui bello di fama e di sventura<br>baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.</p><p class="verse">Tu non altro che il canto avrai del figlio,<br>o materna mia terra; a noi prescrisse<br>il fato illacrimata sepoltura.</p><p><em>Un solo periodo lunghissimo che parte dall&#x27;isola natale, passa per Venere e per Omero, e arriva a Ulisse che torna. Poi il verso si spezza: Ulisse torna, Foscolo no.</em></p>]]></description>
  </item>
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